« Invio il mio saluto ed i sensi della mia stima e ammirazione agli eroici difensori di Giarabub. Continuate a lottare strenuamente, tra pochissime settimane saremo tra voi »
(Erwin Rommel ai soldati italiani)

mercoledì 15 marzo 2017


Giarabub è un'oasi che si ritrova vicino all'Egitto, a circa 200 chilometri dalla costa. Gli italiani era schierati in questa posizione dal settembre del 1940; essa rimase l'ultima oasi a resistere ai nemici durante l'offensiva britannica dell'inverno 1940-41.
Inizialmente si contavano 1340 italiani e 800 libici. L'artiglieria era costituita da qualche pezzo di piccolo calibro. Agli inizi di gennaio gli inglesi, con svariate incursioni aeree, gettarono su Giarabub centinaia di volantini con inviti alla resa di fronte alla schiacciante superiorità britannica. Tuttavia, gli appelli alla resa non sortirono effetto e il morale dei difensori rimase alto.
Tra gennaio e febbraio l'iniziativa degli assedianti si fa più intensa: si combatte per conquistare le posizioni dominanti (Giarabub, nel suo punto più basso, si trova ad una trentina di metri sotto il livello del mare) e sono sempre scontri cruenti, aspri, spesso a distanza ravvicinata: sono noti infatti episodi in cui i soldati hanno attaccato i blindati nemici con moschetti e rudimentali granate incendiarie.
L'oasi venne sorvolata da un aereo britannico, che gettò altri volantini che recitavano:
« Difensori di Giarabub, i vostri capi non vi hanno detto che abbiamo occupato l'intera Cirenaica, catturando 115.000 prigionieri. Ogni vostro sacrifico è inutile. Arrendetevi. Noi vi tratteremo bene »
(Volantini inglesi)

Il ten.colonnello Castagna chiese ai suoi uomini se volessero arrendersi ottenendo un rifiuto. Il 17 marzo Erwin Rommel fece recapitare questo messaggio:
« Invio il mio saluto ed i sensi della mia stima e ammirazione agli eroici difensori di Giarabub. Continuate a lottare strenuamente, tra pochissime settimane saremo tra voi »
(Erwin Rommel ai soldati italiani)

Il 21 marzo 1941, il nemico sferrò il suo ultimo attacco, la resistenza italiana finì per essere sopraffatta; lo stesso ten. col. Castagna rimase ferito negli ultimi scontri.
« Nell'Africa Settentrionale, il nostro piccolo presidio di Giarabub, al comando del tenente colonnello Castagna, rimasto ferito in combattimento, dopo strenua difesa durata quattro mesi è stato sommerso dalla prevalenza delle forze e dei mezzi avversari »
(Bollettino di guerra numero 288 del 22 marzo 1941)


Gli Ascari, la più parte dei quali composta da coscritti e non dai veterani fedeli all'Italia, si distinsero per valore e spirito di sacrificio: uno di loro, ferito, si rifiutò di essere medicato prima della fine del suo turno di guardia; un altro, il Muntàz (caporale) Khalifa, guardia del corpo del comandante del presidio, si distinse per essere riuscito ad abbattere un aereo nemico con la mitragliatrice montata sulle mura perimetrali. Al contrario, quasi tutti i libici coscritti fuggirono dal presidio con l'avanzata del nemico e molti, catturati, rivelarono molte informazioni riguardo alla dislocazione dei bunker, delle squadre, ecc. Rimasero a difendere il presidio solo i veterani.

Molti, in Italia e nel mondo, si chiesero perché così tante vite furono sacrificate per difendere un'oasi di così scarsa rilevanza territoriale. Il ten. col. Castagna, nella sua opera, rispose che il presidio era posto in un punto strategico per l'invio di colonne celeri in soccorso degli altri capisaldi o per condurre eventuali offensive. Si ipotizza infatti che gli inglesi fecero partire da Giarabub almeno 3 colonne di blindati per contrastare l'avanzata italo-tedesca guidata dall'Afrika Korps.

Il bollettino delle forze armate italiane informerà che i difensori di Giarabub, sono stati sommersi dalla prevalenza di forze e di mezzi avversari dopo quasi 9 mesi di durissimo assedio, lo sfacelo dell'armata italiana in Africa viene eletta a epopea dalla propaganda per minimizzare le gravi sconfitte in Cirenaica.

Non tarderà molto che in Italia le stazioni dell'EIAR incominceranno a trasmettere una "canzone del tempo di guerra" destinata a diventare popolare. Ha per titolo "La saga di Giarabub", per la musica di Mario Ruccione è le parole di De Torres e A. Simeoni. Un celebre verso dice: Colonnello non voglio il pane / dammi il piombo pel mio moschetto/c'è la terra del mio sacchetto/che per oggi mi basterà.

Il Colonnello in questione, Salvatore Castagna, mentre in Italia si cantano le sue gesta, giace gravemente ferito in un ospedale da campo,e successivamente viene trasferito in India come prigioniero di guerra.

Negli Atti Parlamentari del 13 ottobre 1950 si parla di Salvatore Castagna e dell'evento:

« Questo ufficiale, al comando di 1.300 uomini, rimase isolato nell'oasi di Giarabub nel dicembre del 1941 e resistette per tre mesi e mezzo a forze soverchianti, che avevano accerchiato l'oasi da ogni lato, premendo sulle posizioni dagli italiani con mezzi di gran lunga superiori. »





Sulla resistenza di Giarabub, fu prodotto anche un film italiano: "Giarabub" per la regia di Goffredo Alessandrini, uscito nel 1942.





L'EROE DI GIARABUB


Salvatore Castagna nasce a Caltagirone, in provincia di Catania, il 14 gennaio 1897. Allo scoppio della prima guerra mondiale nel maggio del 1915, si arruola giovanissimo come volontario. Dopo un breve corso di allievo ufficiale, nel novembre ha il battesimo del fuoco sul Monte Civaron, dove grazie all'ardimento mostrato viene promosso tenente. Nel 1917, combattendo sul Carso, gli fu conferita la medaglia d´argento al valor militare.
Pochi giorni prima della fine del conflitto il 26 ottobre 1918, fu ferito alla testa combattendo sul Grappa. Terminato il primo conflitto mondiale, Castagna rimane nell'esercito, prendendo parte alla riconquista della Tripolitania negli anni venti.
Nel 1937, col grado di maggiore, ritornò come comandante prima del presidio dì Iefren, poi di Bardia e infine di Giarabub, dove lo sorprese l'inizio della seconda guerra mondiale.
Giarabub è un´oasi circondata da dune, a 50 chilometri dal confine egiziano e a 300 dal mare. Fu l'ultimo caposaldo italiano a cadere dopo la perdita di tutta la Cirenaica, al termine di un assedio durato ben quattro mesi.
Da quell'episodio nacque la "saga di Giarabub", saga che celebrava l'eroico maggiore Castagna che "non voleva pane" ma "piombo per i moschetti", come intonava una canzone assai famosa all'epoca.
Verso la fine di marzo del 1941 il piccolo presidio italiano di Giarabub, al comando del tenente colonnello Castagna, si arrese. Il tenente colonnello Castagna (era stato promosso sul campo qualche giorno prima per merito di guerra), ferito al capo, fu prima portato in un ospedale inglese in Palestina e, dopo la guarigione, in un campo di prigionia in India, presso Bombay, dove passò sei anni prima di essere rimpatriato.
Tornato in Italia, il 23 novembre 1946 apprese che entrambi i genitori erano deceduti, ansiosi sino alla fine di sue notizie. Apprese pure che in tutti quegli anni la sua eroica vicenda aveva avuto risonanze enormi nella propaganda fascista che partorì persino un noto film con lo stesso nome dell'oasi, diretto da Goffredo Alessandrini nel 1942 e con la presenza nel cast di un giovanissimo Alberto Sordi.
Intanto Castagna, promosso generale, venne nominato comandante militare della zona di Catania, si stabilì poi definitivamente a Roma e continuò la sua carriera nell'esercito fino al grado di generale di divisione. Morì ottantenne all'Ospedale Militare del Celio il 3 febbraio 1977, al capezzale il nipote Riccardo Castagna e una copia del suo libro sul comodino La difesa di Giarabub edito da Longanesi. Le spoglie riposano presso la cappella della famiglia Castagna, da lui voluta, a Caltagirone.



LA CANZONE DI GIARABUB
Inchiodata sul palmeto - veglia immobile la luna
a cavallo della duna - sta l'antico minareto.
Squilli, macchine, bandiere, - scoppi sangue ... Dimmi tu
che succede cammelliere? - E' la sagra di Giarabub!

Colonnello, non voglio pane, dammi
piombo pel mio moschetto
c'è la terra del mio sacchetto
che per oggi mi basterà.

Colonnello, non voglio l'acqua, dammi
il fuoco distruggitore
con il sangue di questo cuore
la mia sete si spegnerà.

Colonnello, non voglio il cambio,
qui nessuno ritorna indietro
non si cede neppure un metro
se la morte non passerà!"

Spunta già l'erba novella - dove il sangue scese a rivi...
Quei fantasmi in sentinella - sono morti, o sono vivi?
E chi parla a noi vicino? - Cammelliere, non sei tu?
- In ginocchio,pellegrino: - son le voci di Giarabub!

Colonnello, non voglio pane, dammi
piombo pel mio moschetto
c'è la terra del mio sacchetto
che per oggi mi basterà.

Colonnello, non voglio l'acqua, dammi
il fuoco distruggitore
con il sangue di questo cuore
la mia sete si spegnerà.

Colonnello, non voglio il cambio,
qui nessuno ritorna indietro
non si cede neppure un metro
se la morte non passerà!"

Colonnello non voglio encomi,
sono morto per la mia terra...
Ma la fine dell'Inghilterra
Incomincia a Giarabub!